Malattie

Come si dice, la miglior cura è la prevenzione! Poichè tuttavia, nonostante le nostre attenzioni, malattie più o meno gravi possono colpire i nostri inseparabili, è bene imparare a riconoscere alcuni tra i disturbi più frequenti ricordando che è sempre bene rivolgersi ad un veterinario esperto.

Gli inseparabili ammalati possono presentare numerosi sintomi, diversamente associati fra loro, in dipendenza della patologia da cui sono affetti. Bisogna sottolineare però che tali sintomi sono difficilmente identificativi di una precisa malattia e talora compaiono solo quando l'esemplare sta veramente molto male. Gli Agapornis infatti tendono a mascherare il proprio stato di malessere per l'istinto di non attirare su di sè l'attenzione dei predatori. E' possibile riconoscere un inseparabile malato dalla presenza di uno o più dei seguenti sintomi:

1.sonnolenza nelle ore diurne per periodi prolungati; riduzione dell'attività fisica e frequente sosta sul fondo della gabbia con la testa ripiegata sotto l'ala;

2.piumaggio arruffato ed opaco, penne scomposte, mal formate o di colore anomalo;

3.occhi chiusi o semichiusi, talora gonfi con arrossamento della congiuntiva e, per le specie che lo posseggono, dell'anello bianco perioftalmico;

4.ali cadenti e distaccate dal torace;

5.coda mantenuta in posizione quasi verticale o presentante dei battiti ritmici;

6.area cloacale imbrattata di feci (indice di diarrea);

7.feci di consistenza (molli, liquide o eccessivamente dure), volume (aumentato o ridotto) e colore diversi dal normale: variazione del rapporto tra componente fecale (parte scura) e urinaria (parte bianca);

8.becco mantenuto aperto; lesioni allo strato corneo; eccessiva lunghezza della branca mascellare, della mandibolare o di entrambe;

9.materiale alimentare presente tra le piume intorno al becco, segno di rigurgito di cibo;

10.appetito diminuito o aumentato (caso raro e tipico di malattie da parassiti o gastroenteriche);  il consumo dell'acqua nell'esemplare ammalato aumenta spesso notevolmente;

11.cera gonfia o arrossata; starnuti e sfregamenti delle narici sui posatoi; fuoriuscita di muco dalle narici che va a bagnare le piume circostanti facendole apparire di colore più scuro del normale;

12.dimagrimento evidenziabile dallo scarso sviluppo delle masse muscolari pettrali con evidenziazione della carena sternale che dà al petto del volatile un aspetto a
"lama di coltello";

13.zampa mantenuta spesso sollevata e sottratta all'appoggio sul posatoio;

14.addome gonfio e/o arrossato, segno di problemi intestinali o di patologie in altri organi addominali.

 

La capacità del proprietario nel riconoscere tali sintomi di malessere è fondamentale per aiutare il veterinario nella diagnosi della patologia e per garantire quindi le giuste cure all'esemplare.

Primo soccorso

In natura un pappagallo ammalato o ferito diventa l’obiettivo principale per i predatori, per questo motivo i pappagalli hanno imparato a “mascherare” le loro malattie. Ne deriva che quando lo stato di malessere è evidente spesso è tardi per intervenire. Per questo è molto importante riconoscere i sintomi e i segni di una malattia prima che diventi seria e di conseguenza mortale. E’ bene osservare spesso e con molta attenzione le feci quotidiane del pappagallo in modo da poter riconoscerne quando il colore e la consistenza cambiano. Anche notare cambiamenti nelle abitudini e nel carattere possono aiutare a prevenire eventuali morti. E' bene ricordare che in caso di malattia o sospetta malattia va sempre contattato un veterinario aviare, nell'attesa della quale visita vanno adottati una serie di accorgimenti quali isolare il soggetto malato in una camera calda; se non se ne dispone di una professionale si può crearne una di emergenza con uno scatolone e una lampada infrarossi per animali. Il soggetto malato tenderà a non muoversi e sostare sul fondo della gabbia con le penne gonfie e le ali scostate; i sintomi che si manifestano sono inattività, inappetenza o fame eccessiva,dimagrimento, piumaggio arruffato, sguardo spento, diarrea, muco e respiro affannoso. Se il pappagallo vomita è necessario bloccare tale sintomo quanto prima poichè potrebbe causare la morte dell'esemplare per disidratazione o comunque peggiorarne ulteriormente lo stato di salute, a tale scopo il Plasil può essere di grande aiuto; diluire una goccia del farmaco in 9 gocce di acqua e somministrare UNA goccia al mattino e UNA alla sera. Ovviamente la cura vera e propria per la malattia, di cui il vomito è solo un sintomo, va prescritta dal veterinario aviare QUANTO PRIMA, anche perchè i sintomi descritti sono caratteristici di quasi tutte le malattie che possono colpire gli Agapornis, pertanto solo un veterinario aviare può fare una analisi completa e prescriverne una cura mirata.

Prolasso cloacale

Si tratta della fuoriuscita di parte dell'intestino, retto o ovidotto; può essere causata da parassiti intestinali, enteriti, ritenzione dell'uovo, ovodeposizione cronica, infiammazioni della cloaca o patologie dell'ovidotto. E' necessario il rapido intervento del veterinario per riposizionare, sotto anestesia, l'organo prolassato prima che questo si secchi. Nell'attesa dell'intervento del veterinario ciò che si può fare è unicamente umidificare la parte prolassata con soluzione fisiologica.

Colpo di calore

Se esposti direttamente al sole senza alcun riparo di ombra o con poca acqua a disposizione, gli inseparabili possono subire un aumento della temperatura corporea causando uno stallo dei meccanismi di termoregolazione e raffreddamento corporeo. Ciò può avvenire anche in ambienti caldo-umidi con aria stagnante o durante il trasporto in condizioni analoghe. Subentrano difficoltà respiratorie accompagnate da una postura delle ali tenute distanti dal corpo, a cui può seguire rapidamente il collasso dell'esemplare con gravi danni cerebrali. Occorre intervenire rapidamente con bagni ed impacchi di acqua fredda, quindi recarsi il prima possibile da un veterinario.

Mortalità embrionale/neonatale

La perdita di un certo numero di pulli o la mancata schiusa di un certo numero di uova sono spesso considerati come la norma da parte di molti allevatori. Vero è che la prima settimana di vita è considerata un periodo critico da superare per i piccoli nidiacei (specie per gli esemplari con gravi difetti genetici) e che uova non schiuse possono corrispondere a uova non feconde o contenenti embrioni difettati e che come tale non si sono sviluppati. Tuttavia è bene tenere sempre a mente che l'arresto dello sviluppo embrionale può trovare la sua causa anche in altri fattori quali malattie infettive, scarsa umidità, temperature troppo basse o troppo alte, difetti genetici letali, cause dietetiche, carenza di vitamine, di acido folico, di calcio, cause tossiche, lesioni del guscio e inesperienza della femmina nella cova.

Tra queste cause la principale è sicuramente la scarsa percentuale di umidità nel nido/aria. Per questo è importante fornire alla coppia riproduttrice del materiale fresco  con cui loro potranno imbottire la camera di cova, e fornire sempre la disponibilità del bagnetto durante tutto il periodo. E' sconsigliabile bagnare direttamente le uova poichè si rischierebbe di infettarle con funghi o batteri.

Per quanto riguarda la mortalità neonatale, come già detto presenta rischi maggiori durante la prima settimana di vita dei pulli ma può presentarsi durante tutto il periodo che va dalla nascita allo svezzamento. Malattie batteriche, virali, micosi e alcune parassitosi ne sono le principali cause e portano i piccoli infetti a rifiutare il cibo, incorrendo rapidamente a morte nel giro di anche poche ore. La perdita di un solo piccolo è da ritenersi possibile e causata più probabilmente da difetti o gravi malattie congenite. Talvolta può essere anche causata dalla forza esercitata dai fratelli nati nei giorni precendenti, specie in nidiate numerose dove gli ultimi nati non hanno la forza di imporsi contro fratelli significativamente più grandi.

La morte di un'intera nidiata o di più soggetti all'interno di una nidiata, invece, è affar ben più grave. E' da ritenersi come una sorta di campanello d'allarme circa la presenza di un'infezione batterica o peggio ancora, virale. I piccoli infatti non hanno difese immunitarie e, se negli adulti l'incubazione di virus e batteri dura in media un mese, nei piccoli può durare uno o due giorni, talvolta anche meno.


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